1 aprile
21 maggio
2016

GERMANO SARTELLI
OMAGGIO AL MAESTRO

A cura di Il Pomo da DaMo

Il contributo che Il Pomo da DaMo porta alla celebrazione cittadina del maestro Germano Sartelli a due anni dalla scomparsa. Un'esposizione di opere importanti provenienti da collezioni private, molte delle quali già esposte in passato in mostre pubbliche. Di seguito un estratto di testi critici dagli Anni '60 ad oggi.

 

Maurizio Calvesi, 1962

[…] L'usura del tempo è per Sartelli, più naturalisticamente, ruggine, muffa; il relitto, il rifiuto, non è per Sartelli a un tempo respingente e seducente, suggestivo e sconcertante, ma, in una sola parola, bello. Ogni frammento di natura è bello, ed è emozionante scoprire questa bellezza negli angoli meno frequentati, più disprezzati, nei recessi più umili e solitari. Il senso dell'oggetto rifiutato, o più che rifiutato dimenticato, trascurato, è tutt'uno con il senso del riposto e del segreto, con la felicità tutta privata e interna della scoperta e della degustazione silenziosa, con un intimismo, cioè, velatamente lirico. La ragnatela trovata nella grotta è come il fiore colto sul prato. Verso queste cose-creature c'è solo un interesse positivo, senza ambiguità né masochismo, c'è solo amore; e l'amore, in una forma così discreta e timida, non può essere che vagheggiamento, possesso interno, sottilmente filtrato, diramato in una capillare corrispondenza tra fibra e fibra: fibre sensibili dell'anima, fibre e fili di una natura microcosmica. La precisione formale di Sartelli, il suo senso così intimamente esatto e messo a fuoco della forma come sublimazione del sensibile, è appunto amore, cioè reciprocità di possesso con l'oggetto-creatura, con l'oggetto-natura, in libertà e in armonia. Non è solo un avere, dall'oggetto, ma anche un dare.

Di questa amorevole corrispondenza con i suoi microcosmi di materie Sartelli ha trovato - (specie nelle sue ultime sculture) un punto di vibrazione e di equilibrio. […]

Presentazione mostra personale Galleria Alibert, Roma, 1962.

Andrea Emiliani, 1963

[…] Ogni materia a dispetto delle eterne pianificazioni idealistiche, nutre un linguaggio, e questo degli ultimi «ferri» di Sartelli ci sembra davvero una felice congiuntura di quelle immagini barocche e paesistiche con altre sanguinanti realtà, spesso orripilanti nella loro tragica e cruenta bellezza. Si tratta di corpi violentemente frenati in una loro folle rincorsa, per sempre bloccati in un sinistro accavallarsi, in una animazione già impetuosa, anche se ormai gelida. Immaginate una bestia che corra, precipitando poi sulle zampe anteriori, scheletrita da un raggio mortale, quel primo cigolare di catene, in cerchi mozzi e rinsaldati, delle vecchie immagini verticali, s'è aperto, come fiorendo, sulla nuova immagine dinamica orizzontale, galoppante nervosa: un'immagine, del resto, alla quale concorrono parimenti i vecchi amori di Burri e Dubuffet, con quelli più recenti che portano forse il nome di Leoncillo e perfino di César, in così arrembante stridore di metalli fissi. […]

Dal catalogo: Galleria De’ Foscherari, Bologna, 1963.

Pier Giovanni Castagnoli, 1973

[…] L’orizzonte della fantasia di Sartelli si compone ormai di una grande varietà di elementi ed egli, ineffabile «voleur», ruba ovunque i materiali per il suo furto poetico, nasce una stagione del suo lavoro ricca ed intensissima: sono foglie seccate, mozziconi di sigarette, vecchie lamiere e scatole di latta logorate, ragnatele e frammenti vegetali a costituire i suoi quadri.

«Cacciatore di frodo» o «scavatore di tombe villanoviane», come lo definiva Emiliani o naturalista in senso «entomologico, faberiano o speleologico o botanico» secondo l'interpretazione di Calvesi, Sartelli sa cogliere con campioni diversi un'immagine unitaria del suo rapporto con la natura. […]

Dal catalogo: Tre Artisti in Romagna, Palazzo delle Esposizioni, Faenza, 1973.

Pier Giovanni Castagnoli, 1977

[…] Sartelli si comporta come un poeta che introduca nella pratica della versificazione la schiavitù della rima. Ma il nuovo rapporto che si instaura tra l'artista e i suoi materiali finisce per determinare nella sua ricerca una vistosa diversione di rotta. Non è più infatti il frammento di natura a venir esaltato, ma il magistero dello stile che lo assume e lo filtra, non la bellezza della materia naturale ma l'ordine della poesia, non la realtà ma l'artificio.

Mai come oggi il «naturalismo» di Sartelli è stato, infatti, tanto astratto. […]

Dal catalogo: Galleria De’ Foscherari, Bologna, 1977.

Claudio Spadoni, 1978

[…] Ogni cosa si manifesta pienamente, sia essa filo, legno, ragnatela, carta, ferro, foglia, cicca, plastica, ecc., all'impatto visivo come allo stimolo tattile, pur entro la struttura formale cui è stata ricondotta, senza significare o alludere ad altro che a se stessa, senza trasformarsi in metafora. Questo linguaggio diretto delle cose proposto da Sartelli fin dai primi anni '50, viene fatto emergere da ogni piega della realtà, da ogni suo frammento più recondito ed inesplorato, fino al più comune ed usuale all'abitudine quotidiana. […]

Dal catalogo: Galleria L’Incontro, Imola, 1978.

Marisa Vescovo, 1979

[…] Sartelli mise a segno una serie di esperienze davvero inusuali. Sono infatti del ’54-’55 le sue composizioni con stracci, del ’56 quelle con migliaia di mozziconi di sigarette, del '59 1e ragnatele, del '60 collages con materiali vari dal legno alla carta.

Viene così messa in scena la materia, e la materia parla la sua presenza di «cose» reale stralciata dal quotidiano, e in questo modo «finge» la pittura, mentre, come tutti sanno, nelle esperienze «informel» coeve avviene esattamente il contrario.

Si fa palese dunque la doppia polarità di questa ricerca che vede da un lato l'accettazione esistenziale dei materiali, e dall'altro la ricostruzione, attraverso il filtro del conscio, dei frammenti del mondo secondo un'ottica fenomenologica che pare passare per Merleau-Ponty o Husserl, e magari per Burri, ma anche per una volontà di possesso delle cose che si avvicina al «transfert».

È curioso constatare come Sartelli, seguendo i sentieri di una lieve e vaporosa «follia romagnola» (così la definisce uno dei suoi più fedeli estimatori: Andrea Emiliani), si sia, con 10 anni di anticipo, avvicinato, agli assunti dell'«Arte Povera» nata nel 1967. […]

Dal catalogo: Galleria Nuova 13, Alessandria, 1979.

Claudio Cerritelli, 1981

[…] A che punto è il colloquio con la natura? Già s'è capito che questa domanda non può essere evitata. Nella natura Sartelli si sente al sicuro e ogni volta attende di essere preso da una diversa tentazione di leggerla, da un diverso modo di possederla e di portarla nello studio e all'aperto per dipingerla, o, come in passato, per inventarla nella citazione dei suoi mille volti.

Sartelli continua a intendere questo colloquio come un segreto da svelare piano piano, con scatti leggeri e gesti misurati, quasi avesse timore di esaurire per sé e per gli altri le possibilità di questo tesoro infinito dove sta tutto il fascino del suo procedere.

E la natura non ha nulla da nascondere, proprio nulla, tanto si lascia osservare da vicino e tanto rimanda lontano, nello spazio del tempo allusivo, insieme con i pensieri della poesia.

Dal catalogo: Galleria L’Incontro, Imola, 1981.

Rosalba Pajano, 1992

[…] Sartelli ha una padronanza della tecnica che annulla ogni idea di fatica e azzera il rischio dell'improvvisazione, sembra che vada dietro i suoi materiali fino a cavarne l'intima essenza, come se essi stessi si atteggiassero di volta in volta in modo più incisivo, essenziale, o più leggero, luminoso.

Arrampicarsi fino al suo studio sulla collina di Imola dentro il verde di vecchie querce bellissime e di melograni fioriti è un'esperienza singolare: si capisce concretamente che saper vedere non è saper fare osservando i suoi frammenti ammucchiati che prenderanno forma e che stanno li, ancora muti, inerti. Ma nel caso di Sartelli più che in altri bisogna fare attenzione con le parole: che rischiano di essere ridondanti o riduttive rispetto a quel suo segno che è una meraviglia di freschezza e di raffinata semplicità. E chissà quante circostanze diverse si sono misteriosamente intrecciate per trasformare quella che poteva essere una biografia strampalata in un artista straordinario. […]

Dal catalogo: Sala Cassero, Castel san Pietro Terme, 1992.

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Le foto pubblicate sono per gentile concessione di Angela Dalla® | All rights reserved.

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